RADIO A TRANSISTOR ITALIANE *  ITALIAN TRANSISTOR RADIOS  

'O Sole Mio

Molto probabilmente le prime radio a transistor arrivarono in Italia dal Paese del Sol Levante (Nippon) ed è per questo che, ancora oggi, la gente nel nostro Paese, e non solo da noi, ritiene che la radio a transistor sia un'invenzione giapponese. Non conosco il numero di radioline ( radio di piccole dimensioni, per lo più tascabili) vendute in Italia tra la fine degli anni 50 e l'inizio degli anni 60, sicuramente un numero esiguo rispetto a quelle vendute negli USA in quegli anni (a proposito, mi piacerebbe saperlo ed è per questo che invito i visitatori di questo sito che fossero in grado di fornire un dato attendibile al riguardo di contattarmi) però la cosa certa fu che, tra la fine degli anni 50 e, l'inizio dei 60, come ebbe a scrivere la "Domenica del Corriere" in un articolo apparso nel gennaio 1962,  i Giapponesi inondarono il mondo con le loro graziose radioline tascabili, battendo gli Americani che pure il transistor avevano inventato e per primi avevano prodotto e commercializzato nel lontano 1954 la prima radio a transistor della storia, la famosa Regency TR-1. Anche le industrie radio italiane, con l'avvento del nuovo dispositivo, appunto il transistor, dalla fine degli anni 50 (dal 1957?) iniziarono a produrre apparecchi radio completamente a transistor di dimensioni per lo più da tavola ma anche di formato tascabile. Tra le varie aziende radio prime produttrici di radio completamente transistorizzate, sono da citare la famosa G.B.C.( dal nome del fondatore Gian Bruto Castelfranchi) con direzione  generale a Milano, via Petrella 6 e filiali in diverse località italiane; la SNT (Società Negro e Torretta) di Milano; la VOXSON-FARET (Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione) in via di Tor Cervara 286 Roma e la GELOSO spa, con sede in viale Brenta, 29 - Milano, del grande ingegnere italiano Giovanni Geloso.  Altri marchi da ricordare sono, in ordine alfabetico, Allocchio-Bacchini, Brionvega, Condor, C.G.E., DBR, Europhon, Phonola e Radiomarelli. I primi modelli costruiti in Italia, per le loro maggiori dimensioni, l'esigua varietà dei modelli e il più basso livello di miniaturizzazione dei componenti elettronici impiegati, non hanno avuto la diffusione ed oggi, tra i collezionisti, la stessa fama di certi modelli esteri, soprattutto giapponesi. Nel mio continuo ricercare in libri, riviste d'epoca e nei vari mercatini dell'usato, ho avuto modo di conoscere alcuni modelli di radioline a transistor made in Italy dal design accattivante e dalle ottime prestazioni tecniche che nulla hanno da invidiare a tanti modelli nipponici.  Queste radio montavano transistor del tipo OC, di  fabbricazione estera, accanto ad altri componenti costruiti in Italia, come condensatori elettrolitici e variabili, medie frequenze, trasformatorini di BF ed altoparlanti.  Diversi apparecchi della metà degli anni sessanta furono costruiti con transistor prodotti da industrie italiane di semiconduttori come la M.I.S.T.R.A.L. di Latina, nelle vicinanze di Roma. All'inizio degli anni 60 il prezzo delle radio a transistor in Italia non era certamente alla portata di tutte le tasche e, questa fu sicuramente una delle ragioni che non ne permisero una larga diffusione in tutte le famiglie. Se nel 1962 un operaio guadagnava circa  60.000 Lire, circa 31 €, al mese, per acquistare una tascabile GBC lo stesso doveva spendere in media ben 15.000, circa il 25% del proprio stipendio. Oggi, col quinto del proprio stipendio, un operaio italiano acquista un telefono cellulare, full-optional, di ottima qualità (circa 450.000= 232 €).- In all probability, the early transistor radios came to Italy from Japan and this is the reason why people of our country still today think that the transistor radio is a japanese invention. I don't know how many shirt and coat pocket transistor radios were sold in Italy between the late fifties and the early sixties but surely a little number, not so much like in USA. With their transistor radios, Japaneses flooded the world market and particularly the USA market. As stated in the italian magazine "Domenica del Corriere" of the January 1962, Japan exported to USA about 7 (seven) millions transistor radios in the year 1960. Although Americans invented the transistor-device and manufactured the world's first commercial  transistorized radio, the Regency TR-1, they were defeated from Japaneses on the transistor radios market. Since the late 50's (since 1957?) Italian industry begun to made all transistor, mostly table but also shirt and coat pocket sized radios. The first factories to manufacture all transistorized radios were G.B.C. (from the name of the founder Gian Bruto Castelfranchi) with head office in Milan, Petrella street 6 and other several branchs in Italy; SNT (Società Negro e Torretta) in Milan;  VOXSON-FARET, (Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione), Tor Cervara street 286 - Rome and the GELOSO joint-stock company, with head office in viale Brenta, 29 - Milan, the factory founded by the great italian engineer John Geloso. Other brands to mention, in alfabetical order, are Allocchio-Bacchini, Brionvega, Condor, C.G.E.,  D.B.R., Europhon, Phonola and Radiomarelli. Among the collectors, the early italian shirt or coat pocket  transistor radios are not worldwide known or famous as, first of all, japanese radios, even though there are several sets of italian production which are cute and strong performer radios in no way inferior to many japanes models. These radios didn't  use italian  transistor devices. They were assembled mostly with OC-type transistors, not of italian manufacture, and other made in Italy electronic  parts like electrolytics and variable capacitors, rf and if coils, audio transformers and speakers. Several sets of the mid- sixties, were assembled with transistor-devices made by italian semiconductor industries like the M.I.S.T.R.A.L. at Latina, near Rome. At the beginning of sixties, the price of transistor radios in Italy was still too much expensive for the working-family and this was probably one of the reason why this type of radio didn't have a large diffusion in all families. If in 1962 an italian worker got 60.000 Lire (31 €) a month salary, he  must have spent about 25 % on his salary for purchasing a shirt-pocketable GBC transistor radio. Today, an italian worker can purchase a full-optional, very good quality cell phone (232 €)  whit the fouth part of his salary.-

 

 

Ciao da Mister Transistor / Hallo by Mister Transistor

Guarda / Look at 

  AR/19 "GIBY"

GBC Mod. AR-19 "GIBY", Italy 1962

by Enzo Venia 's collection / dalla collezione di Enzo Venia

Caratteristiche / Features
Costruttore / Manufcaturer GBC (Gian Bruto Castelfranchi),Italy
Modello / Model AR/19 "GIBY"
Anno / Year 1961
Dimensioni / Size 10 x 6,8 x 3cm = 4 x 25/8 x11/5''
Transistors 6: 0C44-2 x 0C45-0C75-2 x 0C72
Modulazione / Type Modulation solo AM only
Alimentazione / Power Supply  9 Volt DC
Schema elettrico / Schematic si/yes

  pagina successiva / next page